Una passeggiata attraverso la Madrid di Almodóvar

Passeggiate attraverso gli scenari dei film del famoso regista, Figlio adottivo della città di Madrid e grande vincitore dei Premi Goya 2020.

  • Almodóvar
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  • La Madrid di Almodóvar
  • L’arrivo di Almodóvar a Madrid
  • Una città legata a un regista
  • L’evoluzione di Madrid attraverso Almodóvar

Guardando i film di Almodóvar, nominato Figlio Adottivo della città di Madrid nel 2018, gli spettatori curiosi possono divertirsi cercando di riconoscere angoli e scorci della città. Alcuni sono diventati icone dell'universo almodovariano, mentre altri sono di più difficile individuazione. 

Le case della M-30

Alla fine di Che ho fatto io per meritarmi questo? la telecamera si allontanava dagli enormi palazzi in cui vivevano i protagonisti e le case si perdevano tra gli innumerevoli edifici della grande città. I tre palazzi si trovano accanto alla M-30, nelle immediate vicinanze della moschea, nel Barrio de la Concepción. Almodóvar li aveva notati molti anni prima: “quando andavo a lavorare in un magazzino di Telefónica, vicino alla località di Fuencarral, passavo tutti i giorni lungo la M-30. Mi impressionavano sempre quegli enormi alveari che dominano l’autostrada”.

La Bobia

Sguardi provocanti e flirt nella attuale caffetteria Wooster (Duque de Alba, 3), nel El Rastro. Luogo mitico della Movida e fondamentale in Labirinto di passioni. È qui che inizia il film e il passionale incontro tra i due protagonisti interpretati da Imanol Arias e Cecilia Roth.

Cuartel del Conde Duque

(Conde Duque, 9) “Mi innaffi! Non si fermi”. È una delle sue scene più famose. Il personaggio che interpreta Carmen Maura chiede a un operaio comunale di rinfrescarla a causa del soffocante caldo estivo in La legge del desiderio.

La calle del Arenal

Almodóvar girò il finale di Carne tremula nella calle del Arenal, sfruttando le decorazioni natalizie. Una delle riprese mostrava il Museo del Jamón che si trova all’inizio della via. Il regista girava in incognito dall’interno di un furgone e nella strada si mescolavano i passanti con alcune comparse reclutate per l’occasione. Girarono per ore e quando esaminò le riprese Almodóvar si accorse che in tutte era presente un uomo che aspettava all’entrata del bar. “Immagino che quell’uomo avesse un appuntamento con qualcuno che non arrivava”. L’uomo in questione ha gli occhiali e si vede di sfuggita in quel finale.

Madrid in cartolina

L’itinerario attraverso la Madrid di Almodóvar è molto diverso da quello che fanno i bus-visión. Ci sono solamente due eccezioni. La Plaza Mayor in Il fiore del mio segreto e, soprattutto, il travelling notturno sulla Puerta de Alcalá che fungeva da sfondo per i titoli di testa in Carne tremula.

Una città di cartapesta

In Kika Almodóvar girò in pochissimi casi in esterni riconoscibili. Ma il regista fece comunque in modo che non mancassero alcuni luoghi emblematici della città. In una delle camere dello chalet, c’erano dei modelli della torre Madrid, le torri Kio e la torre Europa. E ancora cartapesta: il paesaggio decorato dello sfondo nell’appartamento di Verónica Forqué rappresenta la torre Picasso. La torre Picasso compare di nuovo in Gli abbracci spezzati: è il paesaggio che si vede dall’ufficio in cui lavora il grande magnate interpretato da José Luis Gómez.

Cimiteri, treni e aeroporti

I luoghi che più si ripetono nei film di Almodóvar sono il cimitero della Almudena e l’Aeroporto di Madrid-Barajas. Sempre attento ai cambiamenti nella città, in Kika il regista mostrò la nuova stazione dell’AVE ad Atocha con lo squisito travelling in cui giungeva Peter Coyote a Madrid. Alcuni anni dopo, in Tutto su mia madre, Cecilia Roth utilizzava di nuovo l’AVE, questa volta per viaggiare da Barcellona a Madrid. Almodóvar precorse i tempi: l’AVE non era ancora arrivato nella capitale catalana.

Bar di cocktail Museo Chicote

Una delle scene principali di Gli abbracci spezzati si svolge in questo emblematico bar di cocktail (Gran Vía, 12) che ha visto passare le stelle più luminose dello star system nazionale e internazionale. Se le pareti del Chicote potessero parlare ci racconterebbero di come Ava Gardner sedusse il celebre torero Luis Miguel Dominguín. In Gli abbracci spezzati, il personaggio che interpreta Blanca Portillo si fa coraggio con i gin-tonic per svelare tutta la verità custodita durante tanti anni.

La Corona de Espinas

La sede dell’Istituto del Patrimonio Storico Spagnolo (El Greco, 4. Città Universitaria), conosciuta come La Corona de Espinas, è lo scenario scelto per far intervenire a una conferenza il vendicativo personaggio interpretato da Antonio Banderas in La pelle che abito. Per l’architetto Richard Rogers, questo edificio è "pura energia e creatività fin nei minimi particolari". Si tratta di un’opera degli architetti Fernando Higueras e Antonio Miró, in stile organico, iniziata a costruire a metà degli anni ‘60. Almodóvar la scelse per questa scena per la sua espressività e rappresenta un  elemento aggiuntivo dell’azione narrata.

Viadotto di Segovia

È un esempio del razionalismo architettonico madrileno degli anni ‘30 (anche se è stato inaugurato nel 1949) applicato alle infrastrutture della città. Il viadotto unisce in altezza il Palacio Real e la zona delle Vistillas. Nell’immaginario popolare dei madrileni ha rappresentato il luogo tradizionale dei suicidi. Questa relazione con la morte era già chiara in Matador, un film sulla passione portata all’estremo e, soprattutto, nel suo ultimo film, Gli amanti passeggeri, una commedia provocatrice, girata quasi interamente in un monolocale, ma in cui il personaggio di Paz Vega compie un tentativo di suicidio esattamente in questo posto.

Viaducto de Segovia

La Calle de Fernando VI

In Julieta (2016), Pedro Almodóvar adatta a differenti ambientazioni spagnole diverse storie della vincitrice del premio Nobel Alice Munro. All'inizio il regista pensò di girare il film in Canada, l'ambientazione originale dello scrittore. Ma alla fine ha deciso di eseguire le riprese in Spagna e, naturalmente, Madrid non poteva mancare. La casa in Calle Fernando VI, 19, ancora una volta occupa un posto fondamentale in questa storia.

Cinema Doré

La sede della Filmoteca Española (Santa Isabel, 13) appare in due film. La prima in Parla con lei, quando Benigno (interpretato da Javier Cámara) va a vedere il cortometraggio El amante menguante, incluso nel film. Nella sua ultima e più personale opera, Dolor y gloria, ad Antonio Banderas, alter ego dello stesso Almodóvar, viene offerto un tributo che dà vita a una scena esilarante.

Altre vie e luoghi “almodovariani”

  • Calle Montalbán, 7. L’attico del settimo piano era la casa in cui viveva Pepa (Carmen Maura) in Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Sullo sfondo, lo skyline della Gran Vía con l’edificio Telefónica.
  • Calle Almagro, 38. Casa della famiglia di Antonio Banderas in Donne sull’orlo di una crisi di nervi.
  • Calle de Sevilla, 3. Casa di Kika in Kika.
  • Villa Rosa (Plaza de Santa Ana, 15). Locale in cui si esibiva il trasformista Miguel Bosé in Tacchi a spillo.
  • Caffè del Circolo delle Belle Arti (calle Alcalá, 42). Luogo in cui si incontravano Victoria Abril e Peter Coyote per discutere un copione in Kika.
  • Plaza del Alamillo. Luogo in cui si trovava il seminterrato dove viveva Marisa Paredes in Tacchi a spillo.
  • Plaza de Puerta de Moros. Luogo in cui il personaggio di Leo (Marisa Paredes) cerca di togliersi le scarpe all’inizio di Il fiore del mio segreto.
  • Paseo de Eduardo Dato, 18. Casa di Javier Bardem e Francesca Neri in Carne tremula.
  • Calle Segovia. In questa zona, sotto al Viadotto, vive il personaggio interpretato da Lluis Homar in Gli abbracci spezzati.
  • Cock (calle Reina, 16). Qui lavora come disc-jockey il personaggio di Tamar Navas in Gli abbracci spezzati.
  • Paseo del Pintor Rosales. Qui vive Salvador Mayo, il personaggio interpretato da Antonio Banderas che presenta numerose similitudini con il regista stesso. Una via particolarmente affascinante che si trova proprio di fronte al Parque del Oeste, con la Casa de Campo sullo sfondo.
     
  • Sala Mirador (Doctor Fourquet, 31). In questa piccola sala teatrale alternativa, Alberto Crespo (interpretato da Asier Etxandía) improvvisa il suo monologo in una delle scene più emozionanti di Dolor y gloria

 

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